Parodontologia

thumb-dr enrico cataneo parodontologiaOltre alla carie esistono altre malattie in grado di compromettere la salute dei denti. Le più frequenti colpiscono l’apparato di sostegno, definito appunto parodonto.

Il PARODONTO o periodonto o tessuto parodontale, consiste in un’unità anatomo-funzionale formata da:

  • CEMENTO (tessuto connettivo calcificato che riveste la superficie della dentina radicolare).
  • LEGAMENTO PARODONTALE (robuste fibre di tessuto che si ancorano da un lato all’osso alveolare e dall’altro lato alla radice del dente, creando una sorta di robusta “ragnatela” che mantiene la radice del dente sospesa all’interno dell’alveolo).
  • GENGIVA (riveste i processi alveolari dei mascellari e parte del palato duro circondando il colletto dei denti).
  • OSSO ALVEOLARE ( parte delle ossa mascellari che forma e sostiene l’alveolo dentario).

Il parodonto ha la duplice funzione di mantenere attaccato il dente all’osso e di conservare l’integrità dei tessuti coinvolti nella masticazione.

La PARODONTOLOGIA è la branca dell’odontoiatria che studia i tessuti del parodonto (peri = attorno; odons = dente) e le patologie ad esso correlate definite appunto malattie parodontali o parodontopatie, o piorrea (termine storico oggi ancora utilizzato nel linguaggio comune). Si calcola che siano almeno dieci milioni gli italiani che soffrono di tali patologie dopo i trenta anni di età, ma anche nei giovani questa malattia può insorgere a causa della predisposizione genetica e/o condizioni anatomiche particolarmente sfavorevoli che portano ad una precoce perdita degli elementi.

La malattia parodontale è una patologia infiammatoria cronica indotta dai batteri che colonizzano la cavità orale. La velocità di progressione di tale patologia dipende, oltre che dalla qualità e quantità di placca e tartaro (scarsa igiene), anche dalla presenza di fattori anatomici predisponenti, di uno stato di salute generale precario (diabete, immunodeficienze, leucemie, ecc.), predisposizione genetica, abitudini viziate (fumo) e stress.

Se l’infezione è contenuta alla sola gengiva che circonda il dente si parla di parodontopatie superficiali definite gengiviti, condizione in cui si osserva sanguinamento e arrossamento delle gengive che diventano anche dolenti. Se, al contrario, l’infezione comincia a distruggere il legamento parodontale e l’osso alveolare si parla di parodontopatie profonde caratterizzate da perdita di attacco connettivale, distruzione di osso alveolare di supporto, formazione di tasche parodontali (spazio patologico tra gengiva e superficie dentale) e/o l’eventuale retrazione delle gengive, recessione, con scopertura della radice dentale, sanguinamento e progressiva mobilità degli elementi dentali, a volte unico segno della malattia.

Gli interventi che vanno posti in essere variano, ovviamente, in relazione alla gravità del problema. Quando il danno si limita alla semplice infiammazione superficiale della gengiva e/o la distruzione dei tessuti di supporto è in fase iniziale e di entità modesta, è sufficiente l’eliminazione dei depositi di batteri e del tartaro dalle tasche gengivali ad opera dell’ Igienista e il successivo controllo della placca da parte del paziente così da permettere alle gengive di “riattaccarsi” naturalmente al dente.

Al contrario, se la lesione è più profonda, l’intervento chirurgico può interessare solo i tessuti molli gengivali come nella chirurgia muco-gengivale o, nei casi più avanzati, anche i tessuti duri, cioè l’osso con interventi di chirurgia resettiva ( che mirano a rimodellare l‘osso alveolare) o di chirurgia rigenerativa (che si propongono di ricostruire l’osso distrutto dal processo patologico).